Curiosità: La Mantovana, la canzone più remixata della storia

Il protagonista per oggi è lui, Il Ballo di Mantova, conosciuto anche come La Mantovana, o ancora Fuggi fuggi fuggi, una canzone, o meglio, un tema, su cui vennero scritti diversi brani nell’Italia del ‘500 (e non solo, come vedremo).

Proprio nel XVI° secolo, per via di tutte le varie guerre e guerriglie che portarono francesi e spagnoli a “discutere animatamente” in Italia, per assicurarsi l’egemonia in Europa, il Ballo di Mantova arrivò alle orecchie degli invasori, che lo apprezzarono e lo portarono a casa fischiettando.
Una volta attraversato l’italico confine il motivetto si diffuse a macchia d’olio fra le popolazioni centro-europee, gli spagnoli lo esportarono fino alle Americhe, e nel secolo successivo “portato da venti di guerra” arrivò fino in Turchia e nell’est Europa.
Venne inglobato nella musica religiosa cristiana e anche dalle comunità ebraiche dei diversi paesi.

Nel 1874 il compositore ceco Bedřich Smetana compose il poema sinfonico La Moldava, una delle sei parti di un ciclo intitolato: La mia patria. Ed è proprio ne La Moldava che ritroviamo quell’orecchiabile motivetto di cui sopra.
Smetana, infatti, nella sua opera incorpora varie musiche popolari ceche e fra queste, ecco che riappare Fuggi fuggi fuggi.
Nella versione dell’autore ceco questa melodia assume un significato nazionalista, essendo un inno, per l’appunto, alla sua patria, a quel tempo sottomessa agli austriaci.
Qui vi ripropongo il frizzantissimo spot di quest’anno della Valsoia, che come base ha proprio La Moldava di Smetana.

Nel 1888 il tema del Ballo di Mantova venne ripreso a piè pari per l’Hatikvah, l’attuale inno israeliano.

Poteva questa canzone non sbarcare pure in teatro? Naturalmente no, a portarcela è Bertolt Brecht, che decise di riproporla nel suo adattamento del romanzo Il buon soldato Svejk.
L’opera di Brecht, intitolata Svejk nella seconda guerra mondiale segue le vicenda di Svejk, popolano fanfarone coinvolto nel mercato nero e apertamente ostile agli invasori tedeschi.
La versione teatrale riprende la vocazione antimilitarista dell’originale, ed ecco che a La canzone della Moldava, cantata come epilogo della pièce, si aggiunge anche una valenza pacifista.
Di seguito vi lascio la stupenda versione italiana cantata dalla grande Milva:

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Si mutano i tempi, l’inutile lotta
di galli violenti futuro non ha.
I folli progetti di tutti i potenti
si oppongono in vano al tempo che va.

In fondo alla Moldava vanno le pietre,
sepolti a Praga riposan tre re.
A questo mondo niente rimane uguale
la notte più lunga eterna non è.

Signore e signori siamo giunti alla fine del nostro tour “alla ricerca della Mantovana” spero tanto che vi sia potuto interessare!

In ultimo voglio fare un appello a Justin Bieber: Caro Justin, per il prossimo successo internazionale dì ai tuoi autori di lasciar perdere canzonette da strapazzo e di darsi alle citazioni colte #mantovanastilllives.
– Cat

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