(RECENSIONE) La bicicletta verde

locandina“La bicicletta verde” è un film arabo del 2012, diretto dalla regista Haifaa Al-Mansour.
La trama è incentrata su Wadjda, una ragazzina di dieci anni dal carattere forte e ribelle, che passa le sue giornate fra scuola, casa e i giochi col suo amico Abdullah.
Wadjda si mette in testa di voler comprare una bicicletta per poter battere Abdullah in una gara e dimostrare così di essere sua pari, e per questo inizia ad industriarsi per guadagnare i soldi necessari.
Dopo varie schermaglie con la preside della sua scuola, che malgrado la posizione è tutt’altro che aperta mentalmente, e un commercio di braccialetti andato a male, Wadjda decide di iscriversi ad una gara di Corano per poter vincere il primo premio in denaro.
Sullo sfondo seguiamo la vicenda della madre di Wadjda, che essendo diventata sterile dopo il primo parto rischia di perdere il marito, che vuole risposarsi per avere un figlio maschio.
La trama di questo film non è nulla di particolarmente originale, però, nella sua semplicità, è resa magistralmente dalla regista esordiente.
Il tema dell’emancipazione femminile è riportato con delicatezza, e senza stereotipi; è stato molto interessante scoprire dal punto di vista della protagonista tutte le cose che sono considerate normali (o anormali) secondo la cultura islamica, e che in occidente hanno una connotazione completamente diversa.
Per esempio mi ha lasciato basita (e anche agghiacciata) la sequenza in cui troviamo una delle compagnette della nostra eroina intenta a distribuire foto del suo matrimonio, come fosse la cosa più naturale del mondo.la-bicicletta-verde.jpg
La fotografia è molto pulita, senza essere asettica, mi è piaciuto molto il modo evocativo e poetico in cui vengono trasposti i personaggi in relazione all’ambiente, trasportando lo spettatore all’interno del mondo arabo.
I personaggi sono tutti ben costruiti e caratterizzati, anche se personalmente li ho trovati un po’ irrigiditi nei rispettivi ruoli.
Il messaggio finale è molto bello, se da un lato le donne del film perdono, dall’altro ci guadagnano nel momento in cui capiscono che l’unico modo per vincere è sostenersi l’un l’altra.la-bicicletta-verde-21.png
Una cosa che mi ha irritato parecchio a tal proposito è il cambio del titolo in italiano.
Certo la bicicletta verde, l’oggetto tanto agognato dalla protagonista, simboleggia la speranza in un futuro “emancipato” per le donne, però non è che un mezzo, un “in più” sostituibile con qualunque altro oggetto. Il titolo “Wadjda” invece, aveva una connotazione ben diversa, e a parer mio molto più potente, era infatti il simbolo della presa di coscienza delle donne, del desiderio di contare, di essere riconosciute come parte della società.
Questo messaggio viene espresso in quella che ritengo la sequenza chiave del film, in cui Wadjda, dopo aver visto il modo in cui la madre viene svilita e si svilisce per non essere in grado di avere un figlio maschio, decide guidata dalla rabbia di appendere il suo nome all’albero genealogico della famiglia, in cui erano trascritti solo i nomi degli uomini.immagine_la-bicicletta-verde_34353.jpg
In conclusione a “La bicicletta verde” va un 9, è un bellissimo lavoro, elegante e delicato nello stile e al contempo potente e coraggioso nel significato.
Voi cosa ne pensate? Lo avete visto? Lo vedrete?
Siete d’accordo con quello che pensiamo? Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti o con l’hashtag #chiedimicosanepenso
 
A domani con una nuova recensione!!
 
-Cat
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