The Twelve Kingdoms

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The Twelve Kingdoms è un anime del 2002, adattato da Pierrot da una serie di light novel di Fuyumi Ono.
Dell’anime sono uscite quattro stagioni, con un totale di 45 episodi.
Riguardo a questa serie provo opinioni contrastanti, per via del rendimento molto altalenante.
Nella prima stagione seguiamo le vicende di Yoko, una liceale giapponese dal carattere timido e mansueto, che un giorno viene aggredita da strane creature e trasportata in un altro mondo.
Il mondo in questione è costituito da dodici regni e lei è destinata a diventare la regina del Regno di Kei. A volerla ostacolare però sono in molti e la giovane si troverà a dover scappare dai suoi nemici, e ad accettare di perdere tutto ciò che aveva in Giappone, la famiglia, gli amici e soprattutto la vecchia sé.
La serie viene aperta in maniera affascinante, mostrando un ambiente nuovo, ispirato alle leggende cinesi, molto originale rispetto a altre opere dello stesso genere e costruito perfettamente.
La trama è interessante, anche se piuttosto prevedibile. Ciò che colpisce di più è la crescita di Yoko, che si è sempre sentita fuori posto a casa e per questo ha assunto un atteggiamento autosvilente pur di essere accettata dagli altri; a contatto con i Dodici Regni però dovrà crescere e abbandonare la propria ingenuità e il proprio falso buonismo, rischiando anche di cadere nell’atteggiamento opposto.
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Nella seconda il focus viene puntato su Taiki, il kirin nero del Regno di Tai. I kirin sono le creature che scelgono il sovrano del proprio regno, dopo la morte del precedente. Taiki essendo un kirin nero è molto raro e potente, però nessuno sa cosa gli sia accaduto: egli infatti è scomparso insieme al suo re da vari anni. In questi episodi verranno prese in considerazione le vicende antecedenti alla sua scomparsa.
Questo filone, che personalmente trovo anche più interessante rispetto a quello della prima serie, purtroppo viene lasciato in sospeso, cosa che mi ha davvero infastidito.
La terza stagione invece è incentrata sulle vicende di Shoukei, la figlia del vecchio re di Hou, che venne deposto e ucciso dal popolo per via della sua crudeltà, e di Suzu, una ragazza giapponese proveniente dall’Era Meiji e arrivata per caso nei Dodici Regni.
La crescita personale delle due le porterà a viaggiare per varie terre ed infine ad incontrarsi in una provincia del Regno di Kei in cui è in corso una rivolta.
Yoko, diventata regina, ma ostracizzata dai suoi consiglieri, si infiltrerà fra i ribelli per poter analizzare con oggettività la situazione, e fra loro conoscerà le due coetanee.
Forse questa è la mia stagione preferita, infatti mi ha affascianto molto l’evoluzione dei personaggi e la trama che affronta temi politici senza diventare però meno avventurosa.
Nella quarta infine ripercorreremo alcuni avvenimenti passati riguardanti il Regno di En ed il suo sovrano.
Fortunatamente di quest’ultima stagione ci sono solo cinque episodi, perché riuscire a vederli è stato una vera sfida, pur essendo così pochi sono infatti superflui ed estremamente noiosi.
Parlando degli elementi generali ritengo che l’idea sia veramente stimolante e originale, e che venga riportata con una solida architettura; il mondo dei Dodici Regni è curato e ben costruito in ogni aspetto, nulla è lasciato al caso.
I personaggi sono concepiti con completezza, affrontano tutti dei grandi cambiamenti e vengono tratteggiati con chiarezza in tutte le loro caratteristiche.
I disegni, pur essendo ormai un po’ sorpassati, sono molto belli e curati, e l’animazione è veramente ottima.
Le musiche sono belle e vorrei aprire una piccola parentesi riguardo la opening che è identica alla colonna sonora di Pirati dei Caraibi, mi è infatti venuto il dubbio che il film non l’abbia plagiata, essendo successivo all’anime, ma queste sono solo congetture.
In conclusione The Twelve Kingdoms è un anime di ottima fattura, che però non risulta esaustivo, lasciando anzi molti interrogativi e punti oscuri e ha una fine davvero troppo deludente.
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Si merita comunque un 8, per via del progetto ambizioso e di alcuni momenti veramente coinvolgenti, ma in generale lo consiglio solo agli appassionati del genere fantasy.
-Cat
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#recensione
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